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Una stanza tutta per sé

Ho sempre preferito la narrativa alla saggistica : per me i libri rappresentano una forma di evasione, una porta verso mille mondi in cui perdermi (e magari, chissà, ritrovarmi) e in generale una fonte di puro piacere e divertimento . Non ho mai letto per sentirmi più intelligente né tantomeno per studiare (a meno di non essere obbligata a farlo, e sì, sto guardando te, scuola italiana!), semplicemente perché sprecare il mio tempo con qualcosa di interessante -per me- quanto una televendita di bulloni usati non è proprio la mia attività preferita , soprattutto da quando ho scoperto, ahimè, che sarebbe un miracolo riuscire a leggere 5000 libri in tutta la propria vita. Perciò, niente saggi, almeno finché non mi sono imbattuta in questo. Ad essere sincera, nella mia ignoranza credevo fosse un romanzo : è diventato già un classico nonostante sia stato scritto solo nel 1929 ed è forse l’opera più conosciuta di un'autrice famosissima, quasi un’icona -indizi, questi, che mi avrebbero fa...

L'Arminuta e Borgo Sud: storie d'Abruzzo

I libri di oggi -ve ne presento due perché per me rappresentano ormai un’unica storia- mi stanno particolarmente a cuore, perché sono tra i pochi ambientati in una realtà a me vicina: sto parlando de L’Arminuta e di Borgo Sud , della scrittrice abruzzese Donatella Di Pietrantonio. Nell’agosto 1975, in un paese sperduto tra le montagne abruzzesi , una bambina di tredici anni aspetta sul pianerottolo. Quella è casa sua, eppure lei non la conosce, e la stessa cosa vale per la famiglia che vi abita. Fino a qualche giorno prima quella ragazzina credeva che le persone con cui era cresciuta a Pescara fossero i suoi genitori, ma si sbagliava: in realtà era stata loro affidata da neonata dalla sua vera famiglia, che aveva fin troppi figli rispetto al denaro che girava in casa. L’Arminuta (la ritornata), come la chiamano in paese, da un giorno all’altro deve dire addio all’amore incondizionato della madre -o meglio della zia- Adalgisa , che le hanno detto è affetta da una grave malattia, all’a...

Lettera a un bambino mai nato

Quello di cui vi parlerò oggi, cari lettori, è un libro piuttosto particolare, sia perché l’ho letto in compagnia del primo gruppo di lettura a cui ho partecipato, ma soprattutto perché è stato un vero e proprio pugno nello stomaco: sto parlando del romanzo Lettera a un bambino mai nato   della scrittrice e giornalista Oriana Fallaci. Una donna, una come tante altre, ha appena scoperto di essere incinta : nulla di strano, né di problematico. Se però quella donna non è sposata né fidanzata, lavora in un mondo prettamente maschile e maschilista (quello del giornalismo) e vive negli anni 70, la cosa comincia a complicarsi . Anche se in realtà non è di questo che lei si preoccupa: la domanda che più la assilla infatti non è “come farò io?”, bensì “come farà lui?” ; quella donna, quella madre, si chiede infatti se far nascere un bambino contro la sua volontà in un mondo così crudele e privo di speranza sia la cosa giusta da fare. Prende così vita un dialogo, una lunga lettera diretta a ...