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Diario di scuola

C’è un luogo, forse l’unico, che quando si è costretti a frequentarlo è visto come una prigione sotto mentite spoglie, e che invece nel momento in cui non ci si può più mettere piede diventa magicamente lo sfondo delle foto a tema “i migliori anni della nostra vita”: la scuola . Sarà che il tempo è un po’ il fondotinta dei ricordi , e che come tale copre e aggiusta i dettagli spiacevoli delle nostre esperienze, sarà che dopo la maturità la vita diventa paradossalmente più acerba e complicata, sarà che “giovinezza mezza allegrezza” : in ogni caso, qualsiasi persona dagli -anta in su (per quanto riguarda questa imberbe pseudo-blogger, la vecchiaia inizia molto prima di quanto in realtà accada, perciò preferisco non espormi rischiando il linciaggio) vi dirà che quelli della scuola sì che erano bei tempi. Immancabilmente, attirerà su di sé occhiatacce, anatemi ed insulti non proprio velati da parte di tutti coloro che come me aspettano la campanella come un carcerato attende l’amnistia -...

Bar Sport

La cosa più bella che un libro possa fare è suscitare un’emozione sempre nuova nel lettore: che sia tristezza, rabbia, gioia, paura, ilarità o qualsiasi altra sensazione, un libro che non lascia indifferenti è un libro che vale la pena di essere letto . Uno di questi è sicuramente Bar Sport di Stefano Benni , che nonostante gli anni che si porta sul dorso è stato in grado di strapparmi ben più di una risata (o in alcuni passaggi dei veri e propri guaiti). Ci sono bar e bar, e poi c’è il Bar Sport . Un bar in cui le paste non si mangiano, pena la vendetta della Luisona , la “decana” con tanto di granella in duralluminio. Un bar che vanta una fauna ricca e varia, dal tennico (sì, tennico) al professore, dal tuttofare al bimbo del gelato, dal playboy al nonno. Un bar pieno di attrazioni che si rispettino, come il flipper, il biliardo, il telefono a gettoni e molte altre. Un bar circondato da un'aura quasi mistica di s torie leggendarie , per la maggior parte inventate. Ma soprattutto...

Guida galattica per gli autostoppisti

Se mi conoscete da un po’, ormai avrete capito che, eccezion fatta per quel capolavoro cinematografico che è la saga di Star Wars , non sono una grande appassionata di fantascienza ; da quando però ho terminato Falce e soprattutto Thunderhead , il suo seguito, ho deciso di dare una possibilità a questo genere a me sconosciuto cercando di recuperare almeno i suoi capisaldi, dalla distopia alla fantascienza umoristica . E per quest’ultima potevo forse non iniziare da Guida galattica per gli autostoppisti, il primo volume della “trilogia più che completa in cinque parti” di Douglas Adams ? Direi proprio di no. NIENTE PANICO è proprio quello che Arthur Dent avrebbe bisogno di sentirsi dire: sdraiato nel fango davanti a casa sua, sta infatti cercando di evitare che quest’ultima venga demolita per far spazio a una tangenziale. Per una curiosa coincidenza, NIENTE PANICO è anche la scritta che “in grandi e rassicuranti caratteri” campeggia sulla copertina della Guida galattica per gli aut...